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Per continuare a crescere, l’industria del Beauty deve considerare il tema Natura come non negoziabile

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In breve:

  • L’industria cosmetica è cresciuta rapidamente negli ultimi anni, ma questa crescita si scontra con crescenti pressioni ambientali che perturbano l’approvvigionamento degli ingredienti e aumentano la volatilità.
  • Gli shock climatici, la perdita di biodiversità e la scarsità d’acqua stanno già influenzando le materie prime, mettendo in luce la profonda dipendenza dell’industria dalla salubrità degli ecosistemi.
  • La regolamentazione è sempre più stringente: CSRD, TNFD e SBTN rendono inevitabile la divulgazione e l’azione sulla Natura, spingendo le aziende a comprendere e gestire i loro impatti e le loro dipendenze.
  • La maggior parte dei rischi risiede a monte, dove l’approvvigionamento vede hotspot naturali che devono affrontare il degrado del suolo, lo stress idrico e il declino dell’impollinazione, aumentando l’esposizione alla scarsità e alle oscillazioni dei prezzi.
  • La perdita di Natura è oggi un rischio aziendale concreto, ma anche un catalizzatore di opportunità: l’approvvigionamento attraverso scelte rigenerative, gli investimenti dedicati e la credibilità costruiscono resilienza, riducono i costi e rafforzano la fiducia.
  • Le aziende stanno iniziando ad agire definendo piani di transizione, migliorando la tracciabilità, finanziando il ripristino degli ecosistemi e spostando i modelli di approvvigionamento verso l’agricoltura rigenerativa.
  • L’integrazione della Natura nelle decisioni aziendali fondamentali sta diventando un requisito fondamentale per operare in un contesto di crescente volatilità, soddisfare le aspettative degli stakeholder e mantenere una posizione solida sul mercato.

L’industria della bellezza sta vivendo una dinamica espansiva, con una crescita di mercato pari a quasi il 60% negli ultimi cinque anni, in un contesto di volatilità economica e di cambiamento delle condizioni globali. L’espansione in nuovi mercati, l’ascesa di Brand premium per la cura della pelle e un’ondata di operazioni straordinarie hanno ridisegnato il panorama competitivo, portando nuova complessità alle operation globali e alle catene di fornitura.

Ma con la crescita del mercato crescono anche i rischi ambientali. Gli shock climatici, la perdita di biodiversità e la scarsità d’acqua stanno già sconvolgendo l’approvvigionamento degli ingredienti e portando volatilità nelle catene del valore. Le normative e le aspettative dei consumatori sono sempre più stringenti e spingono le aziende a dimostrare trasparenza e responsabilità in ogni fase della produzione.

La scienza ha reso impossibile ignorare il legame tra ecosistemi fiorenti e catene di approvvigionamento stabili, e le autorità di regolamentazione si stanno rapidamente allineando. Frameowrk quali Science Based Targets for Nature (SBTN) e la Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD) stanno aiutando le aziende a capire come le loro operation e la loro catena di fornitura dipendano dai servizi ecosistemici e abbiano un impatto su acqua, terra, biodiversità e oceani. La direttiva UE sulla rendicontazione della sostenibilità delle imprese (CSRD) richiede la divulgazione di informazioni relative alla Natura insieme al clima, mentre il Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal impegna i Paesi ad arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030. Insieme, questi documenti inviano un messaggio chiaro: la Natura è un elemento centrale della resilienza aziendale e una leva indispensabile per raggiungere gli obiettivi climatici.

Per le aziende del settore cosmetico e della cura della persona, un elemento ancora più centrale. Gran parte delle materie prime del settore dipende in larga misura dalla Natura, comprese le piante, i terreni e i sistemi di impollinazione, che sono sempre più sotto pressione. Con il declino della biodiversità e la destabilizzazione dei sistemi naturali, l’affidabilità degli ingredienti e delle risorse da cui dipende il settore diminuisce, con conseguente aumento del rischio di carenza di materie prime e volatilità dei prezzi.

Il settore ha già iniziato ad agire. Le aziende stanno mappando le loro dipendenze, esplorando come i cambiamenti nell’uso del suolo, nella disponibilità di acqua e nella salute degli ecosistemi influenzino i loro portafogli e sperimentando nuovi approcci per ridurre la pressione sulla natura e adattarsi agli ecosistemi in evoluzione. L’attenzione si sta spostando dalla consapevolezza all’integrazione, inserendo la Natura nel processo decisionale come prerequisito per la stabilità aziendale a lungo termine.

I rischi e le opportunità legati alla Natura sono ormai ben compresi

Le aziende hanno ora una visione più chiara di come la perdita di Natura si traduca in rischio d’impresa e di come la riduzione delle pressioni e il ripristino degli ecosistemi, al contrario creino valore tangibile. Ogni fase della catena del valore dei cosmetici dipende dai sistemi naturali, e le dipendenze più significative si verificano a monte.

Quando questi sistemi vacillano, i costi di produzione aumentano e l’affidabilità delle catene di fornitura diminuisce. Comprendere queste dipendenze è il primo passo per gestirne l’esposizione.

Dipendenze dalla natura lungo la catena del valore dei cosmetici. Dall’approvvigionamento delle materie prime all’utilizzo dei prodotti, l’industria si affida fortemente a servizi ecosistemici qualil’approvvigionamento idrico, la formazione del suolo e l’impollinazione, rendendo la Natura un motore fondamentale di stabilità e innovazione.

I rischi per le aziende cosmetiche sono già in atto

I rischi legati alla Natura per le aziende cosmetiche non sono più teorici, ma tangibili e in crescita. Per le aziende cosmetiche, i rischi legati alla Natura rientrano in due categorie principali:

  • Rischi fisici: derivano dal degrado degli ecosistemi e dalla perdita di servizi naturali come la filtrazione e la ritenzione dell’acqua, la fertilità del suolo, il controllo naturale dei parassiti e l’impollinazione, con conseguente riduzione della qualità delle materie prime, scarsità e volatilità dei prezzi.
  • Rischi di transizione: derivano dai cambiamenti delle politiche, del mercato e delle aspettative dei consumatori che richiedono trasparenza e responsabilità.

Comprendere le dipendenze significa anche riconoscere l’esposizione al rischio.

Pressioni a monte

Per i cosmetici, i rischi maggiori risiedono a monte, dove l’approvvigionamento di materie prime si concentra in una manciata di aree naturali già sottoposte a stress a causa della scarsità d’acqua, del degrado del suolo, della perdita di servizi ecosistemici (eg impollinazione) e dei cambiamenti climatici. La dipendenza del settore dagli ingredienti naturali lo rende molto sensibile agli shock ambientali. Le colture utilizzate per gli oli essenziali e gli attivi botanici dipendono dagli impollinatori e dai terreni fertili, entrambi in declino. La scarsità d’acqua aggiunge un ulteriore livello di stress, in quanto le principali regioni di produzione devono affrontare una crescente competizione per le risorse di acqua dolce.

Questa vulnerabilità è amplificata dalla concentrazione della produzione. Una manciata di Paesi fornisce la maggior parte delle materie prime chiave del mondo, come ad esempio i semi di ricino, coltivati principalmente in India, dove l’erosione del suolo, l’inquinamento e la volatilità del clima sono problemi crescenti. Un’interruzione in una regione geografica può ripercuotersi sulle catene di approvvigionamento globali, costringendo le aziende a riformulare o ad assorbire forti aumenti dei costi.

Pressioni a valle

I rischi di transizione aumentano con l’aumentare della regolamentazione e del controllo pubblico. L’implementazione della CSRD e strumenti come l’EcoBeautyScore (EBS) stanno definendo nuovi standard di trasparenza. I marchi che non sono in grado di dimostrare progressi credibili dovranno affrontare conseguenze sia sul piano della reputazione che su quello normativo.

In breve, l’economia del settore è sempre più legata alla salute dell’ecosistema. Gestire tempestivamente queste dipendenze è l’unico modo per convertire il rischio in resilienza.

L’EcoBeautyScore (EBS) sta ridefinendo le modalità di misurazione delle performance ambientali nel settore cosmetico. Sviluppato da un consorzio globale e allineato con l’impronta ambientale dei prodotti UE (PEF), standardizza il modo in cui le aziende valutano e comunicano l’impatto dei prodotti.

Per le aziende che dispongono di dati credibili, EBS rappresenta un’opportunità di leadership, un modo per dimostrare progressi misurabili e costruire la fiducia dei consumatori. Per altre, invece, introduce un rischio di transizione: i punteggi dei prodotti che evidenziano incongruenze tra le dichiarazioni e le performance possono erodere rapidamente la reputazione.

In particolare, EBS si allinea ai framework di divulgazione CSRD e TNFD, garantendo che i dati a livello di prodotto possano confluire nel reporting aziendale. È al tempo stesso uno specchio e un motivatore: aumenta la trasparenza e premia coloro che agiscono nella direzione di una reale sostenibilità.

Opportunità per le aziende cosmetiche

Agire in favore della Natura non è solo una difesa contro i rischi, ma anche una fonte di innovazione e di vantaggio competitivo. Il framework TNFD definisce le opportunità come attività che creano valore sia per la natura che per le imprese. Per l’industria cosmetica, spiccano akcune leve principali:

  • Costi, rischi e resilienza delle forniture: l’approvvigionamento rigenerativo e gli investimenti nella salute del suolo, dell’acqua e dell’ecosistema aiutano a ridurre i costi operativi e l’esposizione alla volatilità delle forniture, stabilizzando la disponibilità e la qualità degli ingredienti.
  • Reputazione e fiducia: un approvvigionamento “nature-positive” crea una fiducia duratura nei consumatori e attenua il rischio reputazionale.
  • Allineamento climatico: scelte orientate alla Natura, come l’agricoltura e la gestione sostenibile del territorio, apportano benefici in termini di carbonio e biodiversità, promuovendo gli obiettivi a zero emissioni.

Ciò che è buono per la natura è meglio anche per il business. Le aziende front-runner hanno già provato che ecosistemi sani sono alla base di catene di fornitura stabili, fiducia degli investitori e crescita a lungo termine.

Sfide nella misurazione dei rischi e delle opportunità

In teoria, i rischi e le opportunità legati alla Natura sono più chiari che mai. Tuttavia, la loro quantificazione rimane complessa per i seguenti motivi:

  • Lacune nei dati e nella tracciabilità, che limitano la visibilità nelle supply chain globali.
  • La specificità locale è importante: lo stress idrico in un bacino non può essere mediato con un altro.
  • L‘evoluzione delle metodologie, da SBTN a TNFD, che continuano a perfezionare il modo in cui le aziende identificano le priorità e misurano i progressi.

Il meglio è nemico del bene. nella misura in cui l’obiettivo della quantificazione non è la precisione perfetta, ma una direzione credibile. Le aziende che stabiliscono baseline, fissano obiettivi basati sulla scienza e divulgano in modo trasparente costruiranno piani di transizione credibili e saranno nella posizione migliore per soddisfare le aspettative degli investitori, delle autorità di regolamentazione e dei consumatori.

Come le aziende stanno agendo sulla loro catena di fornitura

1. Definire un piano di transizione

Il primo passo per le aziende del settore beauty sarà definire una chiara tabella di marcia, guidata da una gerarchia di mitigazione allineata a SBTN (Evitare, Ridurre, Ripristinare e Rigenerare, Trasformare) o allo Standard di Performance 6 dell’IFC, ad esempio. In questo modo si garantisce che le priorità siano strutturate per ottenere risultati misurabili.

Questi piani di transizione incorporeranno sia azioni di mitigazione che di adattamento, riducendo i rischi e migliorando le opportunità sia per la Natura che per l’azienda.

Esempi di azioni:

  • Mitigazione: ridurre l’uso dell’acqua nella produzione, tagliare gli input chimici e riprogettare gli imballaggi per evitare la dispersione di rifiuti e plastica nell’ambiente.
  • Adattamento: sostenere i programmi di agricoltura rigenerativa che ricostruiscono la salute del suolo e del paesaggio, proteggono gli impollinatori e migliorano la resilienza economica degli agricoltori, garantendo la qualità degli ingredienti e riducendo l’esposizione alla volatilità ambientale e normativa.

2. Finanziare la transizione

L’accesso ai finanziamenti è in crescita. I prestiti e le obbligazioni legati alla sostenibilità (SLL) legano ora i costi del capitale ai progressi compiuti in termini di biodiversità, acqua e clima. L’esempio di Natura, riportato nel documento di discussione del TNFD sulle opportunità legate alla natura, dimostra come questi strumenti possano incanalare gli investimenti nel ripristino degli ecosistemi, rafforzando al contempo la fiducia degli investitori. I finanziamenti che premiano i risultati ambientali misurabili stanno diventando un elemento fondamentale per la trasformazione del settore beauty. I Green Premium contribuiscono sempre più a garantire un approvvigionamento “sostenibile” a fronte di una maggiore concorrenza tra gli acquirenti di prodotti rigenerativi e consentono ai fornitori di conformarsi a normative sempre più esigenti.

Focus: Agricoltura rigenerativa

Una delle leve più potenti nella catena del valore a monte degli ingredienti naturali è l’agricoltura rigenerativa. Migliorando la salute del suolo, incrementando la biodiversità e rafforzando i cicli dell’acqua, le pratiche rigenerative affrontano contemporaneamente diverse dipendenze ad alto rischio, dall’impollinazione e dalla fertilità del suolo alla disponibilità di acqua.

Un gruppo cosmetico globale, ad esempio, ha recentemente collaborato con Quantis per trasformare diverse valutazioni ambientali in una tabella di marcia per l’approvvigionamento rigenerativo. Il progetto ha riunito team di Sourcing, ricerca e sviluppo e sostenibilità per identificare le materie prime prioritarie – come ricino, guar, palma, colza e canna da zucchero – e allineare le azioni nelle varie regioni. Il risultato è stato un piano coordinato che combina la diversificazione dell’approvvigionamento, la formazione degli agricoltori e l’innovazione nella sostituzione dei materiali, creando le basi per un progresso misurabile e positivo per la Natura.

Investire in sistemi rigenerativi non si limita a mitigare il rischio, ma crea una resilienza a lungo termine delle forniture e può ridurne i costi nel tempo. Se abbinato a finanziamenti legati alla sostenibilità e a solidi framework di riferimento per i dati, diventa un potente strumento per le aziende per agire sulla Natura e rafforzare al contempo le performance aziendali.

Guardare al futuro

Natura e business sono inseparabili, soprattutto nella bellezza. Le aziende che trattano la salute dell’ecosistema come una metrica aziendale fondamentale, e non come un add-on della sostenibilità, saranno quelle meglio posizionate per resistere alla volatilità, guadagnare fiducia e attrarre investimenti.

Poiché il settore si trova ad affrontare normative più rigide, costi crescenti e incertezza del sourcing, il suo successo dipenderà sempre più dalla capacità di gestire il rapporto con la Natura. Inserire queste tematiche nella strategia, negli acquisti e nel design dei prodotti non è solo una questione di sostenibilità, ma anche di garantire la stabilità futura della stessa industria della bellezza.

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