Milano, 20 febbraio 2026 — L’industria cosmetica globale ha raggiunto un punto di svolta ed è entrata in una nuova fase di trasformazione, in cui la sostenibilità non può più essere considerata come un’iniziativa isolata, ma un fattore determinante di resilienza, competitività e crescita.
È quanto emerge da Make Up the Future – Second Edition 2026, il nuovo report di Quantis, società leader nella consulenza ambientale, che analizza l’evoluzione del settore beauty a sei anni dalla prima edizione. Il report, presentato oggi alla stampa, sarà portato sul palco di Cosmoprof, l’evento di riferimento per le aziende e i professionisti di tutti i settori della cosmetica.
Dalla prima edizione del 2020, il mercato del beauty ha continuato a crescere e ad evolversi: i ricavi sono aumentati di quasi il 60%, trainati dalle economie emergenti e dall’ascesa dello skincare premium, mentre le operazioni di fusione e acquisizione hanno rimodellato la concorrenza nel settore, in un contesto normativo sempre più stringente.
Inoltre, l’intensificarsi dei rischi legati al clima e le aspettative dei consumatori in costante crescita, sottopongono le aziende cosmetiche a una pressione crescente per integrare la sostenibilità nelle decisioni quotidiane di business. Make Up the Future – Second Edition analizza come le aziende stanno rispondendo a queste sfide e cosa è necessario per tradurre le strategie di sostenibilità in un’esecuzione efficace lungo l’intera catena del valore. La sostenibilita è oggi una condizione necessaria per operare e una leva per la resilienza.
Basato sull’approccio scientifico e data-driven di Quantis, il report è strutturato attorno a tre piani di azione interconnessi: a livello di Industry, aziendale e di prodotto.
A livello di Industry, l’analisi mostra come le crescenti aspettative in materia di regolamentazione e trasparenza stiano accelerando la collaborazione. Gli attori dell’intera catena del valore (fornitori di materie prime e imballaggi, produttori, rivenditori e associazioni di categoria) sono impegnati in iniziative condivise come la Traceability Alliance for Sustainable CosmEtics (TRASCE), l’EcoBeautyScore (EBS) e la Sustainable Packaging Initiative in CosmEtics (SPICE). Ciò favorisce l’armonizzazione dei dati, tracciabilità e quadri comuni di comunicazione per i consumatori.
A livello Corporate i report evidenzia la necessità di integrare la sostenibilità in tutte le funzioni aziendali, e lungo la catena del valore. Circa il 95% dell’impatto climatico dell’industria risiede infatti nelle emissioni Scope 3, principalmente legate all’approvvigionamento di materie prime e produzione di packaging. Ciò rende di fondamentale importanza le scelte di approvvigionamento, di Ricerca&Sviluppo, di marketing e di investimento al fine di prendere decisioni strategiche che vedano nella sostenibilità un veicolo di valore e gestione del rischio.
A livello di prodotto, Make Up the Future sottolinea quanto l’impatto ambientale dei prodotti sia fortemente influenzato dall’uso quotidiano. La fase d’uso continua a rappresentare la quota maggiore degli impatti: la routine di bellezza mattutina media di un europeo genera circa 700 g di CO2e, paragonabile a un ciclo completo di lavatrice, e circa il 70% dell’impatto ambientale totale, in larga parte legata al risciacquo. Ciò pone l’accento sul ruolo che produttori e rivenditori dovrebbero svolgere nell’influenzare il modo in cui i prodotti vengono utilizzati e non solo come vengono realizzati e venduti.
I consumatori si dimostrano sempre più esigenti e desiderosi di compiere scelte migliori, nella direzione della sostenibilità, imponendo pertanto all’industria cosmetica di accompagnarli nel percorso di comprensione dei green claim. Oltre la metà della Gen Z (52%) cerca attivamente claim che evidenzino la “naturalità” nel Beauty e, in Italia, il 54% degli adulti è interessato a usare strumenti di Al per farsi suggerire nuovi prodotti cosmetici con connotazione naturale o biologica. In tal senso, il report evidenzia anche come l’Al stia già ridisegnando lo sviluppo dei prodotti, la formulazione, la personalizzazione e la gestione dei dati, anche al fine di renderli più trasparenti e accessibili al pubblico.
“Sostenibilità e innovazione sono ormai inseparabili, costituendo oggi lo spazio di manovra più concreto per le aziende italiane nel mondo della cosmetica. Il nostro tessuto di PMI, pur senza i capitali dei grandi gruppi, può fare leva su quell’inventiva e agilità di sperimentazione che hanno reso il Beauty italiano un punto di riferimento, trasformandole in vantaggio competitivo in un mercato di consumatori e regolamentazioni sempre più esigenti. Refill e circolarità, eco-design di formulazioni e packaging, ingredienti a minore impatto e sourcing rigenerativo, sono le soluzioni da scalare per generare impatto e fidelizzazione. Per metterlo a terra occorre coinvolgere pienamente anche le funzioni commerciali e attivare l’ecosistema di retailer e saloni tramite partnership solide, integrando la sostenibilità nella relazione diretta con il cliente” – commenta Marco Occhipinti, Head of Cosmetics & Personal Care in Quantis Italia, tra i redattori del report, anche a partire dalla sua esperienza come Global Lead della practice di ecodesign e innovazione di Quantis.
“Negli anni trascorsi dal nostro primo rapporto – conclude Davide Tonon, Managing Director di Quantis Italia – l’industria cosmetica ha compiuto passi significativi: ha migliorato la qualità dei dati, costruito alleanze pre-competitive e integrato la sostenibilità nella strategia centrale. Questa nuova edizione di Make Up the Future fotografa tale evoluzione ed evidenzia come la sostenibilità stia trasformando il settore della bellezza a ogni livello, di Industry, aziendale e di prodotto, non come un imperativo morale, ma come scelta strategica. Il panorama sta cambiando rapidamente: le normative si fanno più stringenti, tecnologie come l’Al e la tracciabilità digitale stanno espandendo i confini del possibile, e i consumatori ridefiniscono il valore dell’impegno dei Brand, In questo contesto, la scienza deve rimanere la nostra bussola, guidando l’industria verso scelte credibili, coerenti e orientate al futuro”.
