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Crediti di biodiversità: lo sviluppo del mercato impone integrità

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Crediti di biodiversità: una soluzione che deve crescere mantenendo elevati standard di integrità

Il concetto di “crediti di biodiversità” consente di andare oltre la compensazione, proponendosi di produrre risultati positivi a lungo termine per la biodiversità e gli ecosistemi. Il mercato dei crediti di biodiversità non esiste ancora: si tratta quindi di un’opportunità unica per costruirlo correttamente. Noi di Quantis riteniamo che un principio fondamentale, ovvero l’attribuzione di crediti per le perdite evitate, si basi su ipotesi giocoforza discutibili che hanno a che fare con quello che sarebbe accaduto in assenza del progetto. In un mercato concepito per finanziare benefici ecologici misurabili e aggiuntivi, quella logica controfattuale non ha ragione di esistere.

Ecco allora cosa occorre fare ora, e perché chi agisce per primo e si allinea oggi a questi principi si troverà in una posizione migliore rispetto a chi aspetta che la normativa si adegui.

L’Accordo di Kunming-Montréal mira ad arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030. Si stima che il raggiungimento di questo obiettivo richieda 722–967 miliardi di dollari all’anno, mentre la spesa attuale per la biodiversità attraverso vari canali è di circa 124–143 miliardi di dollari all’anno. Ciò comporta un deficit di finanziamento globale per la biodiversità di circa 600–800 miliardi di dollari all’anno (circa 700 miliardi di dollari in media)1, evidenziando l’urgente necessità di nuovi meccanismi per mobilitare ulteriori investimenti a favore della natura2

L’ampliamento dei crediti di biodiversità rappresenta un’opzione che potrebbe contribuire a mobilitare capitali privati a favore del ripristino, della rigenerazione e della protezione, favorendo così gli investimenti richiesti dagli impegni globali, quali il framework globale per la biodiversità di Kunming-Montreal (GBF).

La Biodiversity Credit Alliance definisce i crediti di biodiversità come uno strumento economico basato su un’unità misurabile, comprovata e duratura di guadagno positivo in termini di biodiversità, aggiuntiva rispetto a quanto si sarebbe verificato in assenza di tale intervento.
A differenza delle compensazioni, che compensano gli impatti residui, i crediti di biodiversità sono concepiti per contribuire a un percorso positivo per la natura. Rappresentano risultati quantificati in termini di conservazione, ripristino, perdita evitata o mantenimento in una località specifica e mirano a generare finanziamenti a favore di azioni che producano benefici ecologici verificabili (ad esempio, abbondanza di specie, aree di habitat, integrità ecologica, ecc.).

La nostra posizione come Quantis: nessun credito per le perdite evitate

Biodiversity Credit Alliance include il concetto di “perdita evitata” nella sua definizione di crediti, ovvero l’idea che un progetto possa generare crediti impedendo il degrado che si sarebbe verificato in sua assenza. Riteniamo che si tratti di una pecca nella progettazione, come anticipato, per due motivi:

  • Addizionalità fragile. Dimostrare che il degrado si sarebbe verificato comunque si basa su scenari controfattuali, intrinsecamente non verificabili.
  • Rischio legato all’inflazione/ di baseline. Più lo scenario di riferimento previsto è pessimistico, più crediti genera un progetto. L’incentivo economico spinge a esagerare la minaccia.

Un mercato ad alta integrità deve finanziare il ripristino, la rigenerazione e la gestione attiva.

Il mercato dei crediti di biodiversità è ancora agli albori: non esiste oggi un mercato globale regolamentato dei crediti di biodiversità paragonabile a quello del carbonio. Ovvero, non vengono ancora emessi crediti, sebbene esistano già programmi di biodiversità.
D’altra parte, il mercato dei crediti di carbonio sta iniziando a integrare vantaggi, benefit collaterali positivi, di natura ambientale e/o sociale: un segnale positivo, sebbene non si tratti di certificati di biodiversità in senso stretto.
Una crescita rapida del mercato senza solide garanzie aumenta il rischio di replicare le criticità osservate nel mercato dei crediti di carbonio che hanno portato a rilievi e incertezze (quali rischi di greenwashing, mancanza di verifica e trasparenza, baseline gonfiate, scarsa addizionalità, conseguenze negative indesiderate quali lo sfollamento delle comunità locali o un ulteriore degrado della biodiversità dovuto alla piantumazione di alberi a crescita rapida e di breve durata).

Affinché i crediti di biodiversità abbiano successo, è necessario chiarire tre aspetti principali:

1. Criteri di ammissibilità

  • Regolare in che modo gli acquirenti possono accedere al mercato, in particolare senza consentire la compensazione;
  • Stabilire una chiara distinzione tra mercato primario (con crediti) e mercato secondario (che non prevede crediti)

2. Linee guida di elevata integrità per i progetti, volte a evitare il greenwashing

  • Impostare linee guida basate su dati scientifici, a partire da indicatori standardizzati di biodiversità;
  • Condividere i benefici con le popolazioni indigene e le comunità locali;
  • Nell’ambito della gerarchia delle misure di mitigazione:
    • Evitare modifiche, per mantenere intatto l’ecosistema esistente (ad esempio, non sostituire le praterie naturali o le zone umide con piantagioni di alberi)
    • Ridurre e limitare l’impatto delle attività umane sull’ecosistema (ad esempio, l’uso dell’acqua per uso industriale)
    • Attuare pratiche che apportino benefici agli ecosistemi naturali e/o produttivi (ad esempio, attraverso programmi di agricoltura rigenerativa, mirati a ripristino e rigenerazione)
    • Trasformare: puntare a un cambiamento profondo dei modelli economici e delle aspettative sociali – questo è lo step in grado di generare risultati positivi a lungo termine per la biodiversità (a differenza della compensazione) che possono essere valutati in termini economici(ad esempio destinando parte dei propri profitti aziendali per iniziative di ripristino).
  • Imporre trasparenza nelle metodologie e nella governance
  • Legare i crediti a risultati ambientali misurabili e duraturi, con un impegno a lungo termine

3. Una governance chiara del mercato, che superi gli ostacoli al finanziamento.

Anche i crediti meglio concepiti non potranno espandersi se non si affrontano ostacoli strutturali. Secondo un’analisi BCG, la domanda di crediti di biodiversità dovrebbe attestarsi a soli ~1-2 miliardi di dollari entro il 2030 (circa l’1% dell’obiettivo di 200 miliardi di dollari del GBF). Per colmare tale divario è necessario:

  • Un chiaro segnale di domanda proveniente dalla normativa e meccanismi finanziari che riducano il rischio degli investimenti iniziali;
  • Un’infrastruttura di mercato che riduca gli attriti.

Senza questi tre pilastri, i crediti di biodiversità rischiano di diventare veicoli di reputazione piuttosto che strumenti di finanziamento per una ripresa ambientale misurabile.

Crediti di biodiversità: gli strumenti attualmente disponibili per le aziende

Per dare una struttura a un panorama in rapida evoluzione e ancora frammentato, distinguiamo due categorie principali di crediti di biodiversità, che riflettono le tendenze di mercato esistenti e la logica economica sottostante:

  • Crediti di natura volontaria: crediti acquistati senza alcun obbligo normativo al fine di finanziare risultati positivi in materia di biodiversità, che non possono essere equiparati a compensazioni.
  • Pagamenti per i servizi ecosistemici (PES) / Programmi PES: meccanismi di pagamento più ampi per i servizi ecosistemici che sono alla base e guidano la progettazione dei sistemi di crediti volontari.

Caratteristica Crediti ambientali volontari PES / Programmi PES 
Finalità Contribuire a miglioramenti misurabili della biodiversità Pagare per i servizi ambientali ricevuti
Status normativo Volontario (determinato dal mercato) Volontario, su base contrattuale (pubblico o privato) 
Attività negoziabile Sì No 
Acquirenti tipici Aziende, investitori (su scala aziendale) Governi, enti pubblici e, talvolta, soggetti privati (a livello regionale) 
Esempio Nature Repair Market (NRM) australiano; Biodiversity Net Gain (BNG) del Regno Unito; crediti di natura Verra (quadro SD VISta Nature); Plan Vivo PVNature4; progetti pilota emergenti relativi ai crediti di biodiversità (ad esempio, banche di habitat in America Latina o in Africa) Programma nazionale PES della Costa Rica (protezione delle foreste, carbonio, biodiversità)5; programmi PES delle autorità francesi di bacino idrografico (qualità dell’acqua, biodiversità); programma PES sui bacini idrografici in America Latina e in Asia 
Maturità del mercato Emergente e su piccola scala Con una storia più lunga a livello globale; non basato sul mercato (il più delle volte si tratta di un meccanismo pubblico) 

Sfruttare i quadri normativi consolidati del mercato del carbonio e ampliarli progressivamente con indicatori affidabili in materia di biodiversità ci sembra l’approccio più fattibile e più rapido da attuare nel breve termine.

Focalizzando sull’Europa, al proposito è importante menzionare la Roadmap Nature Credits della Commissione, presentata nel luglio 2025, che fa preciso riferimento – attraverso le parole della presidente – al “mettere la Natura a bilancio”.

Per l’Italia, interessante ricordare:

  • il progetto SilaBioMetric, nel Parco della Sila (CURSA, università della Calabria, finanziato con fondi del National Biodiversity Future Center (NBFC), che ha lavorato proprio nella direzione della creazione di una metodologia innovativa al fine di misurare e tracciare la biodiversità e di valorizzare il capitale naturale;
  • il bando BioClima (Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, attivo dal 2022): un partenariato pubblico-privato per la realizzazione di interventi di conservazione della biodiversità, di contrasto e adattamento al cambiamento climatico e di valorizzazione dei servizi ecosistemici di foreste, aree protette e reti ecologiche lombarde.



Noi di Quantis siamo convinti che un credito ambientale multi-indicatore, che integri uno o più indicatori a seconda del progetto (quali clima, biodiversità, risorse idriche, ecc.), possa riflettere meglio le performance ambientali rispetto a strumenti isolati e creare sinergie negli sforzi volti a completare i dati richiesti.
Si prevede che il mercato del carbonio manterrà un ruolo di maggiore rilevanza, mentre le dimensioni previste per il mercato dei crediti di biodiversità al 2030 rimangono limitate. Poiché i progetti relativi ai crediti di carbonio generano spesso vantaggi collaterali per la biodiversità, riteniamo che possa contribuire ad accelerare il finanziamento di soluzioni con effetti positivi più ampi e metriche chiare, a condizione che le condizioni e i principi sopra indicati continuino ad essere applicati.

Strumenti basati su indicatori multipli, pertanto, dovrebbero tenere conto della differenza intrinseca tra i crediti di carbonio e quelli di biodiversità: i crediti di carbonio possono essere utilizzati a titolo di compensazione, mentre quelli di biodiversità no.

Alcuni esempi

Nell’ambito del mercato volontario delle emissioni di carbonio, diversi progetti3 basati sulla Natura3 integrano già le considerazioni relative alla biodiversità nel sistema di accreditamento delle emissioni di carbonio.

  • I progetti Verra che aderiscono allo standard Verified Carbon Standard (VCS) possono applicare gli standard “Climate, Community and Biodiversity” (CCB) per dimostrare risultati positivi in materia di biodiversità.
  • Anche il Gold Standard e Plan Vivo includono indicatori relativi alla biodiversità, in particolare nei progetti di uso del suolo e di agroforestazione. La biodiversità viene tuttavia solitamente valutata come un attributo aggiuntivo senza un riconoscimento specifico in termini di crediti, mentre il carbonio rimane l’unità negoziabile principale, senza la possibilità di valorizzare progetti che abbiano risultati esclusivamente legati alla biodiversità.

La crescente attenzione in materia di biodiversità sta ridefinendo le aspettative, con una graduale tendenza a riconoscerla come valore a sé stante.

Crediti di biodiversità: perchè si tratta di opportunità per il business

I crediti di biodiversità devono affrontare una serie di ostacoli che ne limitano la diffusione. Una sfida fondamentale è rappresentata dalla mancanza di dati pubblici affidabili – questo limita la trasparenza e la credibilità del processo di verifica. Inoltre, se da un lato sembra che il numero di opportunità di investimento altamente redditizie rimanga limitato, dall’altro sono concreti molteplici rischi per gli investitori: politici, ecologici e reputazionali5.
Per questo il ruolo centrale delle politiche pubbliche nel favorire o ostacolare lo sviluppo del mercato è centrale.

Ulteriori ostacoli allo sviluppo del mercato dei crediti di biodiversità sono rappresentati dalla scarsa comunicazione tra acquirenti e venditori, la complessità nel misurare e rendicontare risultati concreti e l’instabilità politica più generale, fattori che contribuiscono ad accrescere l’incertezza e i costi di transazione.

Il primo passo consiste nel convincere i consumatori del valore di tali strumenti, in quanto:

  • Generano un ROI legato al ripristino e alla rigenerazione nella catena del valore, limitando le discontinuità che stanno aumentando nella maggior parte dei settori e quasi ovunque. Rafforzare la comprensione dei rischi materiali legati alla Natura da parte delle aziende è fondamentale per dimostrare la validità di questo business case;
  • Consentono alle aziende di anticipare (o rimanere al passo con) la normativa. Di recente, ad esempio, L’Oréal ha aggiornato la propria politica sull’uso sostenibile del suolo, considerando la rigenerazione e il ripristino dei servizi ecosistemici.
    Un approccio multibeneficio di questo tipo è particolarmente rilevante anche nell’ambito del nuovo Land Sector and Removals Standard (LSRS) di GHG Protocol;
  • Contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Una volta che le aziende ne avranno compreso il “perché”, ecco cosa consentirà la crescita del mercato, per poter sfruttare appieno il potenziale dei crediti di biodiversità:

  • La creazione di un mercato regolamentato per incentivare le aziende a investire in crediti di biodiversità;
  • Il ricorso ai meccanismi finanziari esistenti, quali i prestiti legati alla sostenibilità o i finanziamenti misti, potrà contribuire a migliorare l’attrattività di questi strumenti e a mobilitare gli investimenti;
  • La creazione di piattaforme dedicate e regolamentate potrà facilitare l’incontro tra domanda e offerta, mettendo in contatto acquirenti e venditori in modo più efficiente;
  • Infine, abbattere le barriere tra le agende relative al Clima e alla Natura è fondamentale per promuovere strategie di investimento più integrate e coerenti e accelerare l’azione su entrambi i fronti.

Conclusione: sfide e opportunità per lo sviluppo del mercato dei crediti di biodiversità

I crediti di biodiversità rappresentano oggi una promessa: quella di un meccanismo per convogliare il capitale privato verso risultati positivi per la Natura. Una promessa che potrà realizzarsi solo se il mercato verrà strutturato correttamente sin dall’inizio. La storia del mercato dei crediti di carbonio dimostra con chiarezza che una crescita basata sulla rapidità senza la necessaria integrità distrugge la fiducia e, in ultima analisi, l’impatto.

La mobilitazione di investimenti è reale e urgente (200 miliardi di dollari all’anno, secondo l’obiettivo 19 del GBF). Non siamo così ingenui da credere che i crediti da soli basteranno a colmare il divario, ma un mercato dei crediti di biodiversità ben gestito e fondato su basi scientifiche potrà integrare in modo significativo i finanziamenti pubblici, gli strumenti normativi e altri strumenti finanziari.

Ora è necessario che accadano tre cose:

  1. Che si trovi la necessaria convergenza sugli standard. I responsabili politici, gli organismi di normazione e gli enti scientifici devono concordare indicatori comuni, criteri di ammissibilità e regole di addizionalità prima che il mercato possa espandersi. La frammentazione rappresenta un ostacolo per gli acquirenti e favorisce il greenwashing;
  2. Che si abbattano i compartimenti stagni. I crediti basati su indicatori multipli (clima, biodiversità, acqua) sono più pragmatici rispetto a strumenti mono-indicatore. Il mercato volontario del carbonio dovrebbe evolversi di pari passo, non parallelamente.
  3. Che si agisca subito. Chi muoverà per primo, rafforzando la resilienza nei confronti dei rischi legati alla Natura, sperimentando crediti ad alta integrità e contribuendo a definire gli standard emergenti, si troverà in una posizione migliore, sia dal punto di vista operativo che reputazionale, rispetto a chi si attiverà solo sotto la pressione imposta dalla compliance.

Il nostro ruolo, come Quantis, è quello di aiutare le aziende ad affrontare questa complessità con rigore: fondando le strategie di biodiversità su basi scientifiche, mettendo in discussione le dichiarazioni relative ai crediti e garantendo che gli investimenti nella Natura si traducano in risultati ambientali verificabili e duraturi.

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  1. Il divario di 700 miliardi di dollari si riferisce agli obiettivi 18, 19 e 15 del GBF (https://www.cbd.int/gbf/targets) ↩︎
  2. Fonte: https://www.oecd.org/en/topics/finance-and-investment-for-biodiversity.html + Deutz et al., Financing Nature: Colmare il divario globale di finanziamento della biodiversità, Paulson Institute, TNC, Cornell (2020) + Sintesi delle stime relative al divario di finanziamento della biodiversità utilizzate nelle discussioni politiche a livello globale.  ↩︎
  3. Definizione fornita dall’IUCN ↩︎
  4. Definizione fornita dall’IUCN ↩︎
  5. Situazione attuale, opportunità e sfide per il potenziamento degli investimenti privati nella biodiversità in Europa (https://www.nature.com/articles/s41559-024-02632-0) ↩︎

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Author(s):

  • Sustainability Expert - Nature

    Benedetta Falsetti

  • Senior Advisor, Biodiversity + Regenerative Agriculture

    Alain Vidal

  • Global Nature Lead, Quantis

    Simon Gillet

  • Nature Manager

    Clarisse Tual

  • France Nature Lead, Quantis

    Nina Henri