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Nature risk: un driver di valore per il business ancora sottovalutato dal mondo Fashion

Tempo di Lettura: 13 mins

In breve:

  • Il rischio Natura sta ridefinendo il mondo della moda, con effetti sempre più concreti sulla disponibilità delle materie prime, sui costi e sulle decisioni aziendali;
  • I rischi legati alla natura sono ancora sottovalutati e spesso non trovano piena applicazione nei processi decisionali;
  • La maggior parte delle aziende valuta il rischio ad un livello più alto ma fatica a tradurre l’analisi in termini finanziari concreti;
  • Le strategie di adattamento e il coinvolgimento dei fornitori restano limitati, nonostante siano leve fondamentali per garantire continuità operativa e competitività;
  • Le aziende che trasformano l’analisi e la valutazione del rischio in azione e scelte concrete possono creare valore fin da subito e rafforzare la propria resilienza nel lungo periodo.

Il rischio Natura è la nuova realtà del mondo della moda

Per anni il settore della moda ha dato per scontato che prodotti più sostenibili avrebbero generato maggiore domanda e rappresentato un elemento di differenziazione sul mercato. Nella pratica, però, questo scenario non si è concretizzato su larga scala. L’ultra-fast fashion continua a crescere più rapidamente rispetto ad alternative più sostenibili e l’interesse dei consumatori non si è tradotto in modo costante in decisione d’acquisto. Di conseguenza, la domanda è diventata una leva sempre meno prevedibile e l’attenzione si è spostata sul modo in cui le aziende operano e sui rischi a cui sono esposte.

L’industria della moda dipende dalla biodiversità per l’approvvigionamento delle materie prime, dall’acqua per i processi produttivi e dal suolo per la coltivazione delle fibre naturali. Nel tempo, l’approvvigionamento si è concentrato solo su un numero limitato di materiali e aree geografiche, riducendo la resilienza e aumentando l’esposizione ad eventuali disruption. 

Oggi il rischio si manifesta lungo tutta la catena del valore, dalle materie prime ai fornitori, fino alle strutture di costo, con impatti sulla disponibilità, sui prezzi e sulla qualità degli input. Eppure, la maggior parte delle aziende non è ancora pienamente preparata a gestire questa nuova realtà.

Il rischio Natura e le aziende, oggi

Molte aziende hanno compiuto progressi in materia di rischi climatici, mentre i rischi legati alla Natura continuano a essere trascurati e non sono ancora pienamente integrati nei processi decisionali. Nella maggior parte dei casi manca una visione chiara di come le dipendenze dagli ecosistemi, tra cui la salute del suolo, la disponibilità di acqua e la biodiversità, possano influenzare costi, disponibilità delle materie prime e performance aziendali, soprattutto all’interno di filiere globali complesse. Ancora meno sono quelle che hanno integrato pienamente il rischio ambientale nei propri sistemi di Enterprise Risk Management (ERM).

Per comprendere meglio come il settore stia affrontando queste sfide, abbiamo condotto un sondaggio tra aziende del Fashion & Sporting Goods, al fine di analizzare in che modo identificano e gestiscono i rischi legati al clima e alla natura. 

Nonostante la crescente diffusione di framework come la Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD), la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Science Based Targets Network (SBTN), il tema della dipendenza dalla Natura continua a essere sottovalutata e raramente viene integrata nei processi decisionali. Di conseguenza, molte aziende rimangono sempre più esposte a interruzioni della supply chain, volatilità dei costi e rischi operativi.

I risultati evidenziano un chiaro squilibrio. Mentre circa metà delle aziende intervistate dichiara di sentirsi almeno in parte preparata ad affrontare i rischi climatici, nessuna si dichiara pronta ad affrontare i rischi legati alla natura, e solo una piccola percentuale si ritiene in grado di affrontare entrambe le sfide contemporaneamente. Questo divario mette in luce un’importante opportunità: rafforzare la gestione del rischio adottando un approccio che integri in modo coerente le dimensioni climatica e naturale.

L’approccio delle aziende che hanno iniziato a considerare i rischi legati alla Natura è ancora molto eterogeneo. Alcune si concentrano su aspetti specifici come la gestione delle risorse idriche o la biodiversità, mentre altre sono ancora nelle fasi iniziali del percorso. Solo poche dispongono di una visione completa dei materiali utilizzati e delle proprie supply chain, dove si concentra gran parte dell’esposizione ai rischi.

Allo stesso tempo, le aziende non devono necessariamente ripartire da zero. Molti dei sistemi, dei dati e delle relazioni con i fornitori sviluppati per affrontare i rischi climatici possono essere utilizzati anche per gestire i rischi legati alla Natura. Integrare questi due aspetti permette di ampliare la capacità di analisi e di azione, aumentando l’efficacia degli interventi senza duplicare gli sforzi. Poiché i rischi climatici e quelli legati alla natura sono strettamente interconnessi, i progressi compiuti in un ambito contribuiscono spesso a rafforzare anche l’altro, migliorando l’efficienza complessiva e offrendo una visione più completa dell’esposizione ai rischi.

Dallo screening dei dati ambientali al processo decisionale

La maggior parte delle aziende ha iniziato con valutazioni qualitative del rischio, utilizzando analisi preliminari ad alto livello per individuare gli hotspot lungo le filiere, nei materiali e nelle aree di approvvigionamento. Si tratta di un primo passo fondamentale, soprattutto nelle fasi a monte della catena del valore, dove la disponibilità di dati è spesso limitata.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, queste analisi rimangono descrittive e non si traducono ancora in un reale supporto alle decisioni. Consentono di individuare le aree di maggiore esposizione, ma non forniscono indicazioni concrete su come l’azienda dovrebbe agire.

Sono ancora poche le aziende che riescono a tradurre queste valutazioni in termini di operativi, collegando i rischi ambientali ai loro potenziali effetti su costi, margini e approvvigionamento. Ancora meno considerano il costo dell’inazione. Di conseguenza, molte strategie restano orientate al presente e non tengono ancora pienamente conto di come clima e Natura trasformeranno i mercati e ridefiniranno i modelli di business.  

Senza il passaggio della traduzione dell’analisi ambientale in dati quantitativi, vicini alle metriche P&L, il rischio rimane scollegato dalle decisioni che determinano le performance aziendali. Strategie di approvvigionamento, investimenti nella supply chain e politiche di prezzo continuano a essere definite senza una chiara comprensione di come l’evoluzione delle condizioni ambientali influenzerà i risultati di business.

Anche per le aziende che hanno già condotto analisi approfondite, la sfida principale resta colmare il divario tra la ricchezza dei dati derivanti dalle valutazioni ambientali e i sistemi aziendali di gestione del rischio: tassonomie, metodologie di valutazione e processi di governance. Per il settore Fashion, Luxury & Sporting goods è quindi fondamentale integrare queste informazioni in modo strutturato e scalabile, così da attribuire responsabilità chiare nella gestione del rischio, definire azioni concrete e incorporare questi elementi nei processi decisionali strategici.

L’adattamento è la vera “prova del nove” 

Sebbene molte organizzazioni abbiano compiuto progressi significativi nella riduzione delle emissioni, sono ancora poche quelle che hanno dato priorità a strategie di adattamento in grado di soddisfare i requisiti normativi e di resistere a shock futuri. Eppure, è proprio questo uno degli elementi chiave per costruire resilienza.

Nella pratica, adattarsi significa ripensare approvvigionamenti, attività operative e pratiche dei fornitori affinché siano in grado di continuare a operare efficacemente in un contesto in evoluzione, anziché intervenire solo al momento del bisogno.

Alcune aziende, ad esempio, stanno iniziando a spostare gli approvvigionamenti da aree soggette a stress idrico cronico; a supportare i fornitori di cotone nell’adozione di pratiche di irrigazione e gestione del suolo che migliorano la stabilità delle rese, oppure a diversificare le materie prime nelle aree maggiormente esposte ai rischi climatici. Sul fronte produttivo, l’adattamento può tradursi nel rafforzamento degli impianti situati in zone a rischio di alluvione o nella revisione dei programmi di produzione per gestire gli effetti delle ondate di calore.

Non si tratta di obiettivi di lungo periodo, ma di decisioni operative da prendere oggi, che determineranno la continuità degli approvvigionamenti, la stabilità dei costi e la capacità di portare i prodotti sul mercato anche in futuro.

La maggior parte delle aziende non è ancora arrivata a questo livello di maturità. Gli interventi restano spesso frammentati, con piani di adattamento ancora in fase di sviluppo o non ancora definiti. Anche quando sono già state avviate delle iniziative, spesso l’azione non è coordinata tra le diverse funzioni aziendali. 

Questa mancanza di integrazione emerge in modo particolarmente evidente rispetto al tema del coinvolgimento dei fornitori.

Alcune aziende stanno iniziando a collaborare con i propri fornitori, ma attraverso una collaborazione non sistematica né consolidata. Allo stesso tempo, il coinvolgimento del settore pubblico rimane limitato, nonostante molti rischi – come lo stress idrico o il degrado del suolo – vadano oltre i confini delle singole catene di fornitura e richiedano risposte coordinate tra imprese, istituzioni e altri attori del territorio.

Tradurre il rischio Natura in metriche P&L

Anche nei casi in cui i rischi vengono riconosciuti, raramente sono integrati in modo trasversale all’interno dell’organizzazione. Una delle principali ragioni è che il rischio non è stato quantificato in termini finanziari, rendendone difficile la comprensione da parte del management e delle diverse funzioni aziendali. Finché il rischio non viene tradotto nel linguaggio del business — ad esempio attraverso un chiaro business case che evidenzi il valore strategico della Natura — il potenziale di azione rimane inevitabilmente limitato.

In molti casi, la responsabilità della gestione di questi temi rimane confinata ai team di sostenibilità o ad altre funzioni specialistiche, anziché essere condivisa con aree chiave come procurement, sourcing e finance. Solo una piccola percentuale delle aziende dichiara un allineamento completo a livello dirigenziale o di tutta l’azienda. 

Questo limita la capacità di passare all’azione. I rischi legati al clima e alla Natura hanno un impatto diretto su funzioni strategiche dell’impresa, dall’approvvigionamento delle materie prime alla struttura dei costi, fino alla stabilità della supply chain, ma non vengono ancora gestiti in modo sistematico come fattori di business. In assenza di un impegno concreto da parte della leadership, gli sforzi rimangono frammentati e difficili da estendere su larga scala. 

Partnership lungo la supply chain: il ruolo dello Scope 3 nel settore Fashion 

La maggior parte dell’impatto ambientale del settore della moda non è legato alle attività operative dirette, ma rientra nelle emissioni di Scope 3, in particolare nell’approvvigionamento delle materie prime e nella rete di fornitori lungo la catena del valore. È proprio in questo ambito che si determinano indisponibilità, aumenti dei costi e discontinuità, ed è qui che tendono a manifestarsi per prime le perturbazioni. 

Per rispondere efficacemente a questi rischi non basta avere maggiore visibilità sulla filiera. Le aziende hanno bisogno di dati affidabili, confrontabili e utilizzabili nei processi decisionali.

Dove si osservano i progressi più significativi, questi sono spesso il risultato di una collaborazione più stretta con i fornitori. Definire priorità condivise, accompagnare l’adozione di pratiche più resilienti e aumentare la trasparenza lungo la catena del valore sono passaggi fondamentali per rafforzare la capacità di risposta ai rischi. Questi sforzi richiedono tempo e coordinamento, ma sono essenziali per gestire l’esposizione su larga scala. 

Dal rischio Natura all’azione 

L’attenzione ora è rivolta all’attuazione delle strategie. Affrontare i rischi climatici e quelli legati alla Natura significa intervenire dove hanno il maggiore impatto sul business: materie prime, fornitori e strutture di costo.

Emergono cinque priorità: 

1. Valutare l’esposizione lungo la supply chain e sui materiali

Mappare le vulnerabilità lungo l’intera catena del valore, dalle materie prime alla produzione, considerando fattori come disponibilità idrica, uso del suolo e biodiversità a livello locale. Più che ampliare il perimetro di analisi, è fondamentale concentrarsi sugli hotspot: materiali strategici, aree geografiche ad alto rischio e fornitori critici, così da supportare decisioni realmente efficaci.

2. Tradurre i rischi in impatti finanziari 

Tradurre l’esposizione ai rischi ai possibili effetti su costi, margini e continuità degli approvvigionamenti, affinché queste informazioni possano guidare le decisioni di business.

3. Coinvolgere il leadership team

I rischi climatici e quelli legati alla natura sono rischi di business, con impatti diretti su costi, continuità operativa e approvvigionamenti. Considerarli come una leva che incide sul conto economico significa attribuirne la responsabilità al giusto livello decisionale e favorire interventi tempestivi.

4. Integrare il rischio nelle decisioni di business

Adeguare le strategie di sourcing all’evoluzione del contesto ambientale, ottimizzare la gestione dei materiali esistenti, sviluppare alternative più resilienti e integrare i rischi ambientali nei sistemi di Enterprise Risk Management, affinché diventino parte integrante dei processi decisionali.

5. Rafforzare la collaborazione con i fornitori e i sistemi di supporto alle decisioni

Lavorare a stretto contatto con i fornitori per comprenderne i vincoli, definire priorità condivise e supportare l’adozione di strategie di adattamento

La Natura come sfida per il settore Fashion & Sporting Goods

Il rischio Natura sta già trasformando le strategie di approvvigionamento, le relazioni con i fornitori e le strutture di costo. Le aziende che agiranno in anticipo avranno maggiore flessibilità nel rispondere ai cambiamenti, garantendosi l’accesso alle materie prime strategiche, supportando i fornitori e gestendo con maggiore efficacia la crescente volatilità del contesto. Molti brand del settore Fashion sono già oggi direttamente esposti ai rischi legati alla natura lungo l’intera catena del valore. Per questo, adottare un approccio proattivo alla valutazione del rischio è diventato una necessità concreta. Quando questi rischi vengono tradotti nel contesto aziendale e letti attraverso le logiche del business, emergono con chiarezza non solo le priorità per rafforzare la resilienza nel lungo periodo, ma anche opportunità di creare valore e migliorare i processi decisionali nel breve termine.

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Scarica il report per scoprire come i rischi climatici e quelli legati alla Natura stanno già influenzando costi, approvvigionamenti e performance nel settore della moda e dove è necessario intervenire subito.

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