La pubblicazione della versione finale dello Standard Corporate Net-Zero V2 di SBTi, avvenuta l’11 giugno, segna la conclusione di un lungo e atteso processo di revisione. Dopo la diffusione di due bozze nel 2025, il nuovo aggiornamento riflette un ampio confronto con gli stakeholder e un intenso dibattito su alcune delle questioni più rilevanti nella definizione degli obiettivi climatici aziendali: come le imprese fissano, perseguono e rendicontano i propri obiettivi net-zero, assumendosi al contempo la responsabilità delle emissioni che continuano a generare.
Come nelle versioni precedenti, il Corporate Net-Zero Standard rimane un quadro di riferimento volontario. Tuttavia, la versione V2 innalza significativamente il livello di ambizione, andando oltre la semplice definizione dei target: ciò che in passato era principalmente un impegno diventa ora un sistema continuo di gestione e valutazione delle performance.
Tra le principali novità figurano l’introduzione dei piani di transizione, un ciclo quinquennale di aggiornamento degli obiettivi che tiene conto dei risultati raggiunti e delle ambizioni future, nonché requisiti di rendicontazione più rigorosi, basati sul principio del massimo impegno possibile e su una comunicazione trasparente.
Lo standard assume così un ruolo ancora più rilevante nell’orientare le aziende nella definizione del proprio percorso verso il net-zero, nella risposta alla sempre maggiore attenzione al tema da parte degli investitori e alle crescenti richieste di framework di disclosure e di pianificazione della transizione climatica.
Per consentire alle aziende di adeguarsi alle modifiche introdotte dalla V2, la norma verrà implementata gradualmente:
- Fino al 31 gennaio 2027: le aziende continueranno a fissare gli obiettivi utilizzando la versione V1.
- Dal 1° febbraio 2027 al 31 gennaio 2028: sia la versione V1 che la versione V2 potranno essere utilizzate per la definizione degli obiettivi; si noti che SBTi raccomanda di continuare a utilizzare la V1 fino all’entrata in vigore della versione completa nel febbraio 2028.
- A partire dal 1° febbraio 2028: i nuovi obiettivi dovranno essere conformi alla versione V2, mentre quelli esistenti dovrebbero rimanere validi fino al termine del periodo di riferimento o del ciclo quinquennale.
Cosa significa questo, in concreto, per le 10.000 aziende che hanno aderito ai target SBTi? Esaminiamo i cambiamenti pratici attraverso cinque domande chiave:
- Che impatto avrà sugli obiettivi climatici aziendali?
- Che impatto avrà sulla roadmap?
- Che impatto avrà sulla rendicontazione e sulla misurazione della footprint?
- Quali sono i settori più esposti?
- Cosa fare ora?
1. Che impatto avrà sugli obiettivi climatici aziendali?
La versione V2 rivoluziona radicalmente la struttura dei vecchi target.
In primo luogo, le aziende dovranno quindi definire il proprio anno di riferimento a partire dall’inventario più recente disponibile anziché sulla base di un anno storico (ad es. il 2018). I progressi già ottenuti rispetto agli obiettivi precedenti saranno comunque presi in considerazione nella definizione dei nuovi obiettivi. Le aziende potranno inoltre continuare a comunicare esternamente i propri progressi rispetto alla baseline iniziale, ma gli obiettivi ufficiali rifletteranno le emissioni attuali, così da garantire un allineamento continuo ai percorsi verso il net-zero man mano che l’azienda evolve.
Oltre all’anno di riferimento, quelli che in precedenza erano due obiettivi – Scope 1 e 2 combinati e Scope 3 – diventano ora almeno tre: obiettivi distinti per Scope 1, Scope 2 e Scope 3. Ogni perimetro diventa così autonomamente visibile e rendicontabile, con implicazioni dirette sulla governance interna e sulla comunicazione esterna.
All’interno di ogni scope, inoltre, la logica di definizione degli obiettivi cambia: i target possono essere ulteriormente suddivisi per categoria, attività o fonte emissiva, in particolare per quanto riguarda lo Scope 3.
- Scope 1 richiede ora una copertura del 100% delle emissioni e prevede tre percorsi per la definizione degli obiettivi: riduzione assoluta delle emissioni, riduzione dell’intensità delle emissioni e transition asset.
- Scope 2 diventa autonomo, evitando che eventuali ritardi nella transizione dello
Scope 1 rallentino i progressi complessivi. Inoltre, richiede una copertura del 100% delle emissioni e offre due possibili approcci per la definizione del target: una riduzione assoluta delle emissioni in linea con il percorso verso il net-zero del settore elettrico, oppure l’allineamento all’utilizzo di elettricità a basse emissioni di carbonio attraverso l’approvvigionamento di energia rinnovabile supportato da strumenti ad alta credibilità. - La definizione degli obiettivi Scope 3 diventa più flessibile grazie a tre approcci disponibili, alcuni dei quali possono essere combinati.
- Riduzione assoluta sul 100% dello Scope 3;
- Target SBTs per i fornitori Tier 1/clienti;
- Target categoria-specifici (per le categorie più materiali, ≥5% del totale Scope 3).
- Sono quindi possibili due approcci trasversali: la riduzione assoluta delle emissioni sull’intero perimetro Scope 3 e l’allineamento di fornitori e clienti attraverso l’adozione dei target SBT da parte delle controparti tier 1.
A questi si aggiunge un terzo approccio basato su obiettivi specifici per singole categorie emissive, definiti in funzione delle caratteristiche di ciascuna fonte.
Nel caso degli obiettivi specifici per categoria, le aziende si concentrano sulle categorie più rilevanti ( emissioni ≥5% dello Scope 3 totale). Per le commodity e le attività di trasporto considerate prioritarie vengono richiesti target quantitativi, mentre per le altre categorie si può ricorrere a obiettivi di allineamento. Le fonti emissive di minore entità possono invece continuare a essere escluse dal perimetro del target.

La conseguenza pratica è che la definizione degli obiettivi passa da un unico impegno complessivo alla gestione di target distinti per ciascuno Scope. Per quanto riguarda lo Scope 3, le aziende possono scegliere tra approcci trasversali, che coprono l’intero perimetro delle emissioni e offrono maggiore flessibilità nelle strategie di mitigazione, oppure obiettivi più specifici per categoria, concentrati su una parte delle emissioni in funzione delle priorità strategiche e operative dell’azienda.
2. Che impatto avrà sulla roadmap?
La V2 riduce la distanza tra la definizione dei target e la pianificazione della loro attuazione. Nella V1 l’attenzione era concentrata principalmente sui target, mentre il piano per raggiungerli non era oggetto di valutazione specifica. Con la V2, invece, alle aziende non viene più richiesto soltanto di definire obiettivi di riduzione, ma anche di dimostrare come intendono raggiungerli attraverso un piano di transizione chiaro e credibile.
La V2 introduce inoltre una gerarchia di implementazione delle azioni di decarbonizzazione. Le aziende devono innanzitutto privilegiare interventi diretti, come la riduzione delle emissioni alla fonte o il coinvolgimento attivo dei fornitori; quando ciò non è possibile, devono ricorrere ad azioni a livello di activity pool, attraverso sistemi condivisi come reti elettriche o bacini di approvvigionamento. Solo nei casi in cui esistano vincoli strutturali che limitano le possibilità di intervento a questi livelli, è possibile fare affidamento su azioni di trasformazione a livello settoriale.
La definizione dei target SBTi non è più soltanto un semplice processo di redazione degli obiettivi, ma diventa sempre più gestione della transizione. La domanda chiave non è più solo “Qual è il nostro livello di ambizione?”, ma anche “Qual è il nostro piano per raggiungerlo, come misuriamo i progressi e come possiamo dimostrarli?”.
3. Che impatto avrà sulla rendicontazione e sulla misurazione della footprint?
V2 rende la misurazione e la rendicontazione più strutturate, specifiche e verificabili. La copertura dell’inventario delle emissioni passa al 100%, eliminando la precedente possibilità di escludere fino al 5% delle emissioni.
Per quanto riguarda i target, gli obiettivi relativi a Scope 1 e Scope 2 dovranno coprire il 100% delle emissioni, mentre per lo Scope 3 rimane una certa flessibilità sui confini del target per le categorie che rappresentano meno del 5% delle emissioni complessive. Le aziende devono inoltre identificare e quantificare le Emissions-Intensive Activities (EIA), ovvero le attività ad alta intensità emissiva.
Sul fronte della trasparenza, tutte le aziende sono ora tenute a pubblicare le proprie emissioni di riferimento (baseline emissions) e i target entro sei mesi dalla loro validazione. Le aziende di Categoria A (La categoria A comprende grandi aziende di tutti i paesi e medie imprese di paesi ad alto reddito, mentre la categoria B comprende piccole aziende di tutti i paesi e medie imprese di paesi a minor reddito, ndr) devono inoltre pubblicare il proprio piano di transizione climatica al momento della validazione oppure, al più tardi, entro 15 mesi.
Inoltre, la rendicontazione annuale dei progressi non si limita più a mostrare l’evoluzione dell’impronta carbonica e le performance raggiunte. Le aziende devono spiegare gli ostacoli incontrati, gli eventuali scostamenti rispetto al percorso previsto e le azioni correttive adottate per garantire il raggiungimento degli obiettivi. Per le aziende di Categoria A, sia l’inventario delle emissioni sia il rapporto sui progressi devono essere sottoposti a verifica da parte di un ente terzo indipendente.
La rendicontazione, quindi, non è più soltanto un esercizio di disclosure. Diventa lo strumento con cui le aziende dimostrano la credibilità dei propri target, del proprio piano di transizione e delle dichiarazioni che comunicano al mercato e agli stakeholder.
4. Quali sono i settori più esposti?
Sebbene il Net-Zero Standard sia concepito come uno standard trasversale a tutti i settori, il suo impatto non sarà uniforme. Per alcune aziende e alcuni comparti comporterà una revisione sostanziale dei target, dei piani di attuazione, delle modalità di misurazione dell’impronta carbonica e dei processi di rendicontazione. Per altre, invece, i cambiamenti potrebbero essere più limitati, soprattutto nel caso di realtà che hanno già compiuto progressi significativi nel percorso di decarbonizzazione e che quindi dovranno affrontare una transizione meno impegnativa.
Ecco alcuni cambiamenti fondamentali per i settori più esposti:
- Industrie hard-to-abate (acciaio, cemento, alluminio e chimica): l’obbligo di coprire il 100% delle emissioni Scope 1 e la disponibilità di percorsi di decarbonizzazione specifici comporterà, ad esempio, l’adozione di Piani di Decarbonizzazione degli Asset (Asset Decarbonization Plans), una gestione strategica della tempistica degli investimenti (capex phasing) e il rispetto di budget di carbonio progressivamente decrescenti.
- Settori ad elevato consumo di energia elettrica (data center e industria manifatturiera): con gli obiettivi Scope 2 allineati ai percorsi di decarbonizzazione del settore elettrico compatibili con il net-zero e requisiti di integrità più rigorosi, l’attenzione si sposterà verso il rafforzamento delle strategie di approvvigionamento di energia rinnovabile. In particolare, non sarà più sufficiente fare affidamento sui tradizionali RECs (Renewable Energy Certificates), ma sarà necessario orientarsi verso certificati di qualità superiore e/o contratti di acquisto di energia a lungo termine (Power Purchase Agreements – PPAs).
- Aziende con uno Scope 3 upstream diversificato (Retail, Food & Beverage, moda): le aziende che sceglieranno l’approccio specifico per categoria dovranno sviluppare strategie dedicate di ingaggio della filiera con un coinvolgimento diretto dei fornitori a livello di commodity. Si noti che il framework FLAG continuerà ad applicarsi alle catene del valore agricole.
- Aziende con emissioni rilevanti associate ai prodotti venduti (ad esempio elettronica ed elettrodomestici): poiché l’uso del prodotto diventa un requisito esplicito nella definizione dei target, le aziende dovranno integrare efficienza, phase-out e circolarità nella strategia di prodotto e nelle attività di ricerca e sviluppo (R&S).
La direzione complessiva non cambia: occorre intraprendere azioni concrete per raggiungere l’obiettivo “zero emissioni nette” entro il 2050, con aziende chiamate non solo a definire obiettivi, ma anche ad attuarli concretamente.
5. Cosa fare ora?
Se disponete di obiettivi validi fino al 2027 o oltre:
- Concentrarvi sull’attuazione e sul raggiungimento degli obiettivi attualmente in vigore.
- Comprendere i requisiti della V2 per prepararsi al futuro rinnovo dei target.
- Iniziare a sviluppare le capacità necessarie (allineamento tra le diverse funzioni aziendali, sistemi di gestione dei dati Scope 3, comunicazione interna) che faciliteranno la transizione quando i vostri target dovranno essere rinnovati.
Se state per definire nuovi target:
SBTi raccomanda di continuare a utilizzare la V1 e di non posticipare la definizione dei target. La V1 offre infatti maggiore flessibilità (obiettivi combinati per Scope 1 e 2, opzioni flessibili per il perimetro dello Scope 3 e requisiti di assurance meno onerosi) e i target rimarranno validi per l’intera durata del loro ciclo. Il passaggio alla V2 avverrà successivamente, al momento del rinnovo.
- Definire e inviare gli obiettivi utilizzando la V1
- Prepararvi alla futura transizione verso la V2 confrontando i target attuali con i requisiti della nuova versione (target distinti per ciascuno Scope, gerarchia di implementazione e pianificazione della transizione)
Nel tempo: sviluppare le capacità richieste dalla V2, tra cui la pianificazione dell’attuazione (delivery planning), l’allineamento tra le diverse funzioni aziendali e i framework di comunicazione.
In che modo Quantis può aiutarvi
Quantis è il vostro partner strategico e vi aiuta a sfruttare il potenziale di SBTi V2 andando oltre la semplice interpretazione tecnica.
Possiamo supportarvi nel valutare se adottare la V2 fin da subito o introdurla gradualmente, nell’identificare le implicazioni finanziarie e reputazionali associate alle diverse opzioni di percorso e nel facilitare le discussioni a livello di consiglio di amministrazione sull’evoluzione della strategia climatica.
Aiutiamo inoltre le aziende a comprendere dove i cambiamenti introdotti dalla V2 rappresentino un’opportunità, garantendo che le decisioni relative ai target, all’allocazione del capitale (capex) e alla struttura della catena di fornitura siano coerenti con una credibilità di lungo termine, evitando al contempo situazioni di lock-in che potrebbero limitare future opzioni di decarbonizzazione.
